A Lisbona c’è un ponte, simile al Golden Gate, chiamato Ponte 25 de Abril, che rappresenta l’omaggio dei portoghesi alla loro Liberazione, meglio nota come Rivoluzione dei garofani, avvenuta nel 1974.
In Italia non ricordo monumenti altrettanto altisonanti in memoria della nostra Liberazione, quella del 25 aprile 1945. Eppure i punti in comune, al di là della data, sono tanti: in Italia, come in Portogallo, venne rovesciato un regime di stampo fascista, nato con la forza, cresciuto con la repressione e caduto tra la gioia della popolazione. Se da noi non esiste un tale monumento è forse perché il nostro Paese ha sempre avuto serie difficoltà a rapportarsi con la Resistenza e con l’antifascismo.
Una serie di difficoltà che io non giustifico in alcun modo perché chi cerca di dar credito al fascismo fa finta di non ricordare o, più semplicemente, neanche sa cosa fu il fascismo: nato come movimento reazionario, si distinse subito per l’uso sistematico della violenza - pestaggi e atti vandalici di vario genere, spesso perpetuati ai danni delle Case del Popolo -, si impose con la forza attraverso un atto tanto volgare quanto risoluto quale la famosa marcia su Roma del 1922, e continuò a campare tra atti intimidatori, vigliacche uccisioni (Matteotti prima, Gobetti poi, giusto per citare due nomi illustri) e repressioni legalizzate (le Leggi fascistissime).
Negli anni Trenta il fascismo si fece conoscere all’estero: in Etiopia per esempio, attraverso l’uso delle armi chimiche e i massacri indiscriminati ai danni della popolazione civile; inoltre legò con la Germania nazista di Hitler, il quale d’altronde si era ispirato proprio a Mussolini per mettere in piedi la sua dittatura totalitaria. La Seconda guerra mondiale prese il regime alla sprovvista, complici le spese pazze sostenute per invadere quel povero pezzo di terra in Africa. Eppure il fascismo non mancò di compiere un’altra bassezza, attaccando una Francia ormai piegata dalla Germania e riportando comunque modestissimi risultati. Non meglio andò in Grecia, per non parlare del fronte nordafricano.
Infine, l’8 settembre 1943 il regime capitolò su se stesso e Mussolini trovò riparo nella patetica Repubblica di Salò. Da questa data sino al 25 aprile 1945, un consistente numero di italiani si distinse nella Resistenza, si distinse per i valori in cui credeva - libertà, uguaglianza, tolleranza, fratellanza - e nel modo coraggioso e tenace in cui combatteva il nemico nazista.
L’Italia antifascista vinse la guerra a caro prezzo, gettò le basi per la rinascita democratica del Paese e conquistò la libertà di cui oggi godiamo indisturbati. Tuttavia, se nel 2013 siamo ancora qui a discutere se fu cosa buona e giusta o meno allora c’è qualcosa che non va. E soprattutto si capisce perché, in Italia, un ponte per il 25 aprile non ce lo abbiamo e neanche ce lo meritiamo. Se non sappiamo neppure distinguere il bene dal male, faremmo meglio a chiedere scusa ai nostri padri e ad accontentarci della nostra misera condizione di popolo ingrato e immaturo.
A ogni modo, a chi ancora ci crede e a chi ha buona memoria, auguro un felice 25 aprile.